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Chi l’avrebbe mai detto che il numero 22 della classifica del 100 Dj più forti del momento, parliamo di Zedd, ascolta pochissima EDM? La verità, alquanto scomoda, è stata rivelata grazie ad una lunga e interessante intervista del Dj, o forse dovremmo dire musicista, di origini russe a Rolling Stone.

Zedd in questo periodo sta facendo una promozione pazzesca al suo secondo album “True Colors” organizzando eventi per i suoi fan in giro per gli Stati Uniti, iscrivendosi a Tinder come l’ultimo dei single e, ovviamente, rilasciando interviste a destra e a manca. Raccontandosi a David Drake, Zedd ha quasi preso le distanze dall’EDM e ribadito le sue origini musicali come quelle di un ragazzo amante del puro pop-rock.

Prima di lanciare la bomba Zedd ha raccontato il percorso che lo ha portato a comporre il suo nuovo album

Cosa è cambiato tra “Clarity” e “True Colors”?

“Rispetto al primo disco, verso il quale nessuno aveva delle aspettative, visto che non avevo ancora fatto nulla, ero libero di esprimermi al massimo, questa volta sentivo che i fan e il mondo della discografia si aspettavano qualcosa. Ho fatto di tutto per non farmi intrappolare dal questo meccanismo e credo di esserci riuscito. “Transmission” è diversa dalle altre canzoni dell’album, così come “True Colors” è distante da “Straight Into The Fire”. Componendo mi sono reso conto che mi stavo muovendo verso al direzione del concept album. C’era una sola canzone che era in linea con una delle altre, che avrebbe potuto essere un singolo, ma ho deciso di eliminarlo dalla tracklist”

“Clarity”, il primo disco era davvero un album pop, quali sono le tue influenze al di fuori dell’EDM?.

Io non mi ispiro affatto all’EDM, ne ascolto davvero poca e quella che ascolto raramente mi colpisce e mi spinge a dire: vorrei farlo anche io. Sono davvero pochi gli artisti in grado di darmi questo tipo di emozione. Preferisco ascoltare e quindi farmi ispirare da musica più strutturata come quella dei Beatles. Loro per esempio non allungavano le canzoni, non inserivano intro se non necessari. Anche i Queen sono stati d’ispirazione, come i Silverchair, i Radiohead i Feeder o i Queen of The Stone Age.

La domanda sorge spontanea, come sei finito a fare EDM?

Ho ascoltato Justice che è molto musicale non sento la struttura dell’EDM in Justice. Lo ascoltavo e mi meravigliavo di quanto mi piacesse e mi sembrava affascinante l’idea di riuscire a creare un sound così piacevole sebbene non avessi idea di come si produce una canzone nel mondo dell’elettronica. Così ho provato, volevo suonare come Justice. Anche i Daft Punk hanno avuto un ruolo nella mia crescita musicale, nel mio periodo jazz-funk-rock insieme ai Deep Purple mi capitò di sentire “One More Time”. All’epoca vivevo in Germania. Non mi piaceva la musica elettronica, per niente, ma quella canzone mi faceva impazzire. Comprai l’album e lo ascoltai centinaia di volte, ne ero ossessionato. Solo anni dopo, ascoltando Justice, riconobbi quel vibe dei Daft Punk, ma con una produzione più curata. Poi ho incontrato Skrillex.

L’incontro con Skrillex

Sono incappato in un suo remix online, faceva quello che stavo pensando di fare io. Così lo contattai per dirgli che mi piaceva quello che stava facendo, gli mandai la mia canzone incompleta e lui mi rispose subito e mi chiese di finirla perché gli piaceva molto e voleva suonarla la sera stessa. Fu un caso davvero fortuito. Skrillex mi raccontò più tardi che leggeva i messaggi solo una volta ogni tanto, che quella sera mi lesse subito fu pazzesco. In seguito mi ha introdotto nell’ambiente, mi ha insegnato a stare sul palco, a parlare al pubblico. Ho imparato tantissimo da lui.

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Leggi tutta l’intervista a Zedd su Rolling Stone

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