Il boss della Dim Mak lo ha annunciato in prima persona e, casualmente, in un periodo in cui si sta commentando negativamente l’inflazione del suono deep house, con tanto di dichiarazione di Porter Robinson contro un genere che in un certo senso lo ha reso famoso molto velocemente.

Da uno come Steve Aoki c’è da aspettarsi di tutto, sempre. Dalle sue performance live, che in alcuni casi si sono trasformate in grandi momenti di disagio ospedaliero, e dalle sue produzioni ovviamente (non dimentichiamoci mai di “Warp” con The Bloody Beetroots).

In un’intervista a Mixmag, il dj dal capello lungo-e-liscio ha parlato di questa suona nuova passione, nata soprattutto dopo i dj set al Cafe Mambo di Ibiza: “mi son divertito moltissimo a suonare house, da Maceo Plex a Ten Walls, da Tiga a Duke Dumont“. E quindi, anche in questo caso, si lancia. Modalità: stage diving. Ma sul piano delle produzioni.

“Non userò però il nome di Steve Aoki, non voglio che la gente confonda il mio solito suono con quello un po’ più deep house” ha dichiarato il dj. Che sul suo nuovo album “Neon Future 1” (Ultra Music / Dim Mak) non lascia dubbi: sarà electro, non deep house.

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