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Il ritorno dei Prodigy è uno dei veri e propri eventi cult di questo 2015 appena iniziato e indubbiamente non passa inosservata la presenza del vulcanico Liam Howlett: qualsiasi cosa loro facciano, è sempre e comunque un modo per “fare rumore”, per farsi sentire, per dimostrare di avere tanto da dire, tanto da dare alla musica. Con l’uscita del singolo “Nasty” che anticipa il nuovo album “The Day Is My Enemy”, ecco arrivare le dichiarazioni al vetriolo del terzetto britannico.

Durante un’intervista fiume al “Guardian”, la band ha fatto sapere di sentirsi importante tanto quanto Blur e Oasis e di aver fornito un contributo culturale importante alla musica inglese, ma tutto questo sembra essere niente in confronto al lungo sfogo in merito all’evoluzione della dance nel corso degli anni. Volendo fare un riassunto breve, scarno, riduttivo ma comunque molto d’effetto, per i Prodigy l’EDM è morta e sepolta.

Secondo il leader Liam Howlett infatti, tutto quello che si definisce dance, adesso è troppo commerciale: manca la voglia di sperimentare, di darsi da fare e di creare qualcosa di interessante. Si ha la tendenza a rifugiarsi in qualcosa di molto più comodo rispetto ai vecchi standard. Ad aggiungere altro veleno alle parole, arriva il pensiero lineare su Ibizia  come esempio eclatante: nessuna critica per la località e per coloro che la scelgono come tappa di vacanze e di relax, ma musicalmente dovrebbe essere in grado di dare di più, di fornire un’offerta d’impatto. Mettere una chiavetta USB non equivale a fare davvero musica e per farlo capire pienamente hanno chiuso l’argomento con l’affermazione: “La musica dance è piatta e noi siamo la sua punta più alta”. Modesti questi Prodigy, no?

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