Nella nuova puntata di TOP DJ uno dei concorrenti – Alvino – utilizza l’aggettivo “triggerato”. Ma cosa significa esattamente? Proviamo a scoprirlo attraverso quattro semplici concetti.

Innanzitutto: “trigger” è una parola che proviene dal linguaggio dei batteristi. Sostanzialmente per “triggerare” s’intende quella tecnica che tramite sensori converte il segnale proveniente dai tamburi in suoni campionati, quasi elettronici. In parole povere: uno suona il rullante e simultaneamente un suono di un rullante campionato con qualche strumento hardware o software.

Tecnicamente per “triggerare” una batteria serve applicare dei sensori piezoelettrici – anche detti “trigger”-  uno su ogni fusto, a contatto con la pelle battente, con sistemi tipo Shiner. Il termine è stato per anni utilizzato nel settore heavy metal da storici batteristi come Vinnie Paul, Joey Jordison o Raymond Herrera.

Nel gergo EDM tutto avviene per via software, quindi con l’utilizzo di tools o plugin che simulano la dinamica “real” dell’operazione. E – come succede spesso – il termine è entrato nel linguaggio di tutti i producer al punto che “trigger” può voler dire tutto e diventare magari anche il titolo di una canzone: come per esempio “Happy Trigger” di TAI e Moonbootica per Dim Mak Records (da non confondere con Trigger Happy, il protagonista del videogame Skylanders).

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