Se chiudi gli occhi e pensi ad Aphex Twin è molto probabile che nelle prime 10 immagini che ti arriveranno alla mente ci sono i suoi denti, la sua bocca. Non è difficile immaginare perché. Molto difficile invece è criptare tutti gli altri messaggi che arrivano da aphextwinlandia, una terra felice, molto sperimentale, nevrotica in cui vive lui, non da solo ma senza un contatto telefonico.
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Non parla quasi mai, ma qualche giorno fa ha risposto alle domande di Rolling Stone USA. E da una vaga ricostruzione aphextwinlandia dovrebbe essere tipo così: “E’ una community vicino Glasgow. Mi piace, ovviamente devi essere forte per vivere in campagna. E poi devi parlare a tutti, e tutti sanno il tuo business. Per uno come me, che sono un po’ autistico o qualcosa del genere, può essere molto intenso: qusando sei faccia a faccia con qualcunohai un sovraccarico di informazioni, è molto difficile, non è come parlarci al telefono“. A proposito di telefonia: “non ho un telefono, non penso che serva a qualcosa“.  

Tra le tante cose Aphex Twin parla di musica dance contemporanea, dice che è un bel momento e poi si allarga fino al concetto di computer music: “è inutile nascondere che siamo ormai metà cyborg, che ci piaccia o no. Tutto si basa su dei computer, dall’economia alla maggior parte delle nostre attività creative. Non c’è niente di strano“.

Niente di strano Aphex, stai sereno. E’ bello immaginarti così, nella tua aphextwinlandia con le tue diverse zone allestite a studio (“saranno 4 o 5“), i tuoi robot tipo questi, i tuoi figli che già sono dei producer di avantgarde-techno, l’album “Syro” e tutto quello che hai preparato in questi anni e che presto ci manderai da lì, con quello strano (e a volte inquietante) sorriso horror.

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